Lunedì 26 gennaio, in occasione Giornata delle Memoria, presso Circolo Cittadino in Piazza del Popolo
Per anni abbiamo portato ragazzi e ragazze in “visita” nei campi di sterminio in Polonia, accompagnati da insegnanti che “spiegavano” l’Olocausto“. Lo facevano con sincerità, mossi dal dolore per quel genocidio, per quello sterminio.
Abbiamo organizzato cerimonie solenni, dense di rigore, e ricordato la tragedia con il coro unanime del “mai più”.
Oggi? Quei ragazzi e quegli insegnanti scendono in piazza contro gli ebrei, accusando Israele di “genocidio”, mentre questo Stato si difende da un’aggressione, e chiedono che venga cancellato “per una Palestina libera dal fiume al mare”.
La conoscenza dell’Olocausto si è trasformata in una retorica vuota che non convince più: è diventata ipocrisia verso gli ebrei morti, utile solo a negare agli ebrei vivi il diritto di esistere.
Le radici dell’antisemitismo riaffiorano sotto la veste ipocrita dell’“antisionismo”.
Oggi l’antisemitismo è la minaccia del branco sui social, le liste di proscrizione nei partiti, le scritte sui muri delle città, nei luoghi di lavoro.
L’ebreo torna a essere “il male” perché lo si riscopre vivo, in armi, a difendersi da chi — il 7 ottobre — ha compiuto un nuovo pogrom. E così, l’ebreo che si difende diventa per molti “uccisore di bambini”, un moderno Erode.
Persone perbene diventano improvvisamente “cattive” contro il giudeo.
Nella provincia, poi, si rompono relazioni personali: chi esprime solidarietà verso Israele diventa un paria, un disumano, un “tollerato” — e, se non è ebreo, si tenta perfino di “curarlo”.
Piccoli pellegrinaggi quotidiani di ipocrisia, ma costanti:
si ignora la ragazza che porta una tesina sull’Israele contemporaneo all’esame di terza media;
nell’ospedale dove lavora un chirurgo ebreo, l’ascensore viene “arredato” con svastiche;
un proprietario di casa si vede disdire il contratto d’affitto perché scoperto “filo-sionista”;
compaiono sui muri della città scritte con l’augurio di “finire nei campi di concentramento”.
È l’antisemitismo celato dietro belle parole, come ai tempi in cui mia nonna andò alla prima messa di un giovane sacerdote, Renato Di Veroli, che tenne un’omelia intensa e piena di pietà.
Un’amica di mia nonna — perpetua di un altro parroco — commentò: “Bella predica, lui farà strada”.
E nonna rispose: “Sì, ma sempre giudio è”.
La famiglia Di Veroli era cristiana da cinquecento anni.
L’antisemitismo era — e resta — dentro.
Questo accade nella provincia dove i nomi dei paesi coincidono con i cognomi delle famiglie ebraiche di Roma.
Di tutto ciò si parlerà nell’incontro del 26 gennaio, presso il Circolo Cittadino di Latina, dal titolo:
“Giorno della Memoria: dall’ipocrisia all’antisemitismo”.
Interverranno:
Lidano Grassucci, vicepresidente dell’Unione delle Associazioni Italia-Israele e presidente di La Scelta per Davide – Latina Amica di Israele;
Alex Zarfati, consigliere UCEI e presidente di Progetto Dreyfus;
Daniel Sermoneta e Maurizio Guercio, vicepresidenti di La Scelta per Davide – Latina Amica di Israele;
Yuri Musilli, consigliere comunale di Priverno, promotore della mozione a favore della legge sull’antisemitismo;
Stefano Cardillo, coordinatore comunale di Forza Italia;
Alessia Trotta, responsabile nazionale Università dell’Unione delle Associazioni Italia-Israele;
Giusi Pesce, tesoriere UAII.
