Azzurri perdono in Bosnia e non si qualificano per la 3° volta
È finita come nessun italiano, tifoso o meno, si auspicasse finisse.
È finita come, qualunque persona dotata di raziocinio, lucidità, vista e cuore non annebbiati dalla passione cieca per i colori azzurri, aveva contezza finisse.
L’Italia, per la terza volta consecutiva – cosa mai accaduta prima nella lunga e gloriosa storia della Nazionale -, non si è qualificata sul campo e, perciò, non parteciperà ai prossimi Mondiali di calcio.
Un’altra estate da spettatori non paganti e non interessati, quindi, è quella che aspetta il tifo tricolore che non potrà sperare, soffrire e, perché no, gioire con e per i suoi beniamini di blu italiano vestiti.
Sgombriamo subito il campo da facili polemiche e conclusioni affrettate e superficiali: Luciano Spalletti prima e Gennaro “Ringhio” Gattuso poi hanno fatto quello che potevano e anche di più con il materiale tecnico-umano del quale attualmente dispone il movimento calcistico tricolore. La sconfitta con la modesta Bosnia dell’intramontabile Edin Dzeko, nell’inguardabile gara di ieri sera, è stata solo il suggello finale di un mancato accesso alla massima competizione calcistica mondiale per rappresentative nazionali maturato prima e altrove.
Il problema, infatti, come rimarcato da altri, autorevoli, opinionisti, giornalisti e addetti ai lavori non sta in questa Nazionale o in quelle che, prima di essa, hanno mancato la conquista del pass per i Mondiali del 2018 e del 2022: l’intoppo sta nella politica, nella dirigenza, nelle sfere alte e altissime di un movimento tutto che ha letteralmente perso la barra e va per tentativi nella speranza di riformare e ammodernare un sistema che appare sempre più irriformabile.
Il giocattolo calcio si è rotto. Gli anni 80-90 sono alle spalle e, sempre più, uno sbiadito ricordo. Il giuoco del pallone italiano è tra gli ultimi a livello continentale come mostrano anche i risultati mostruosi delle italiane impegnate nella Champions League 2025-26: Napoli fuori ai gironi, Inter e Juventus agli spareggi, Atalanta agli ottavi di finale dopo essere stata propriamente umiliata, e con lei tutto il calcio di casa nostra, dai panzer del Bayern Monaco.
Qui non servono più “fiumi di parole” avrebbero cantato i Jalisse: qui urge una rivoluzione copernicana, anche se di Che Guevara all’orizzonte, nel movimento calcistico italiano, proprio non se ne vedono e non ne scorgiamo.
