Esigenze organizzative non possono limitare diritti alunni con disabilità
L’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità è stata ascoltata questa mattina dalla 7ª Commissione del Senato nell’ambito dell’esame del ddl 2053 di conversione in legge del decreto-legge 30 settembre 2026, n. 170, il cosiddetto “decreto scuola”. Per l’Autorità è intervenuto l’ingegner Antonio Pelagatti, componente del Collegio.
L’audizione è seguita alla memoria scritta che l’Autorità ha trasmesso ieri alla Commissione con le proprie proposte di revisione. Il giudizio sul provvedimento è critico. Secondo l’Autorità, alcune norme pensate per rendere più efficiente l’organizzazione scolastica rischiano di irrigidire la progettazione educativa, di ridurre la partecipazione delle famiglie e di far dipendere il sostegno dalle risorse disponibili. Il decreto, inoltre, non si raccorda con la riforma della disabilità e con il Progetto di Vita.
“Il decreto risponde a esigenze di programmazione che comprendiamo, ma in più punti rovescia il rapporto tra persone e organizzazione” – ha dichiarato il Collegio dell’Autorità Garante, composto dal Presidente Maurizio Borgo, dal Componente Vicario Francesco Vaia e dal Componente Antonio Pelagatti -. Sono i bisogni dell’alunno, e non l’organico disponibile, a dover stabilire il sostegno necessario. Allo stesso modo, il PEI deve accompagnare la crescita della persona anziché inseguire le scadenze amministrative, e può farlo solo se le famiglie e i servizi sanitari partecipano davvero alla sua costruzione, senza che la loro presenza diventi un passaggio da saltare quando mancano i tempi. Per la stessa ragione, nessun alunno con disabilità dovrebbe essere costretto a cambiare scuola per rispettare una percentuale. La scuola ha il compito di aprire possibilità, non di fissare in anticipo i limiti di un ragazzo. Chiediamo al Parlamento di correggere il testo in sede di conversione”.
