Agguato a Bardellino: 3 anni senza un colpevole

Agguato a Bardellino: 3 anni senza un colpevole
In foto Gustavo Bardellino

Chi sparò a Gustavo nel 2022? A Formia nessuno lo sa

Tre anni. 36 mesi. 1095 giorni. Tanto è passato da un freddo e, per certi versi, come tanti pomeriggio di Formia, provincia di Latina, del 15 febbraio 2022; ma quel pomeriggio, purtroppo, nell’ex Perla del Tirreno non fu uguale ai meriggi precedenti o a quelli a venire. Quel giorno, infatti, all’imbrunire, Gustavo Bardellino, membro della nota famiglia e nipote del fondatore del sanguinario Clan dei Casalesi Antonio, fu attinto da alcuni colpi di pistola sparatigli contro e addosso da un uomo, giunto sul posto in compagnia di un altro soggetto, presso la concessionaria d’auto “Buonerba” nella quale lavorava.

L’accaduto, come ovvio, sul momento scosse, ma neppure più di tanto, l’opinione pubblica. Pagine e pagine di giornali, post su post furono scritti, a caldo e nei giorni successivi, da giornalisti, politici, opinionisti, fuori e dentro i social; ma, come si suol dire, passato il santo finita la festa! E così, tre anni dopo i fatti, ancora non si è riuscito e/o voluto dare un nome, un volto, un movente all’autore o agli autori materiali e a possibili mandanti.

Il fallimento delle indagini svolte

Mille giorni di te e di me cantava Claudio Baglioni; e oltre mille dì non sono bastati alla Dda Di Roma e Napoli, alla Dia, all’Arma dei Carabinieri, alla Polizia di Stato per formulare un’ipotesi investigativa valida che fosse una per risolvere il mistero del ferimento di Gustavo Bardellino. Tante le cose che abbiamo dovuto ascoltare e leggere, ma che non hanno portato a nulla di nulla e, dopo l’intervista di rito e la pubblicità gratuita di tale o tal altro inquirente sul giornale o nella tv di turno, ceduto il posto a più affascinanti ma altrettanto inutili piste seguite dagli investigatori di cui sopra.

Sicario della camorra in arrivo dalla vicina Campania? No!

Immediatamente dopo l’accaduto, l’Arma dei Carabinieri di Formia, incaricata di svolgere le prime indagini, suggerì che, molto probabilmente, a provare a freddare uno dei nipoti “formiani” di Don Antonio da San Cipriano d’Aversa fu un killer, solitario o in compagnia, incaricato dalla camorra casertano-napoletana di regolare i conti con un rampollo della nota famiglia che, forse, avrebbe fatto qualche sgarro a qualche pezzo grosso della mala campana con interessi criminali nel Basso Lazio. Quindi, a caldo, la Compagnia di Formia, allora capeggiata dal comandante Michele Pascale, istituì posti di blocco e visionò le telecamere di sorveglianza poste sulla via Appia in direzione Garigliano per corroborare con prove certe la propria ipotesi investigativa e cercare tracce dell’auto e degli uomini che la occupavano e venuta, a dir loro, dalla Campania. Storiella che circolò per qualche giorno, settimana e, poi, scaricando inopinatamente la colpa sull’omertà della città che rendeva difficili se non impossibili le indagini, come se nulla fosse fu accantonata o semplicemente messa in secondo piano alla ricerca di nuove, suggestive, visionarie supposizioni inquirenti.

La pista del movente passionale

Quando tutti, compresi forse gli stessi investigatori, si erano già dimenticati dal ferimento a colpi d’arma da fuoco di Gustavo Bardellino presso la Buonerba Auto in località Santo Janni-Gianola di Formia, ecco che, a riaccendere il fuoco delle supposizioni sotto le braci, arriva l’ipotesi che il fatto sia riconducibile a una possibile storia di corna e infedeltà coniugali.

Sarà la gelosia, quella che sento, quella che sento dentro… cantava Vasco Rossi; e proprio la gelosia parrebbe, in questa nuova versione, aver armata la mano di un noto costruttore e imprenditore locale di origini casertane che risulterebbe imparentato con i Mastrominico, contro il nipote di Antonio Bardellino che avrebbe attentato alla moralità, riuscendoci o meno non è dato sapere, della consorte – anch’ella ascoltata dagli investigatori sulla circostanza -. Ad accompagnare D. L. – queste le iniziali dell’uomo molto conosciuto nella cittadina laziale -, ingegnere, sul luogo dell’agguato, sarebbe stato quel Lubello Giovanni – ex coniuge della primogenita di Francesco “Cicciotto ‘e mezanotte” Bidognetti Katia – residente in Formia e finito, insieme alla ex moglie, in diverse inchieste sugli affari della fazione bidognettiana del Clan dei Casalesi. Circostanza, questa, che fa propendere gli inquirenti non più per il movente passionale ma per quello del contrasto tra fazioni rivali della camorra casertana con gli stessi, illeciti, interessi nell’area dell’ex Perla del Tirreno. Siamo a luglio del 2023 e, da allora, di quale sia stato il ruolo di D.L. e Lubello Giovanni in questa vicenda, pur se a quanto pare indagati, diciotto mesi dopo nulla è dato sapere.

Le rivelazioni del “pentito” e la movida formiana

Passano gli anni ma tre son lunghi potremmo parafrasare il grande Adriano Celentano nella via Gluck, visto che siamo ancora in tema di Festival di San Remo da poco concluso; ma, forse, giusto per dar l’impressione di star alacremente lavorando su quello che, al momento, altro non è che uno dei tanti cold case in salsa formiana, chi segue il caso, a mezzo stampa e a mezza bocca, ci fa in queste ore sapere che il tutto sarebbe scaturito da contrasti tra i Bardellino e i Bidognetti “locali” sugli interessi economico-commerciali nell’area della cosiddetta movida formiana.

Come sarebbero arrivati a questa nuova conclusione gli inquirenti che indagano (???) sul ferimento di Gustavo Bardellino?

Chi avrebbe suggerito loro questa nuova ipotesi investigativa?

Un tale Vincenzo D’Angelo, marito della secondogenita di Francesco Bidognetti Teresa, presunto e sottolineo presunto collaboratore di giustizia da circa due anni e delle cui “scottanti” dichiarazioni agli inquirenti ancora si deve ricevere un adeguato riscontro che lo possa far definire come un “pentito” attendibile. Insomma, secondo questo confidente le cui affermazioni sono ancora tutte da verificare e vagliare, non uno sgarro a clan casertano-napoletani, non una storia di corna, non il traffico della droga sul territorio avrebbe reso Gustavo Bardellino destinatario di quei colpi di pistola nell’ormai lontano 15 febbraio del 2025: gli affari nell’area della Torre di Mola e di Largo Paone e il contrasto sulla gestione degli stessi tra la fazione formiana dei Bidognetti e dei Bardellino dei Casalesi avrebbero convinto i bidognettiani locali a “punire” il presunto esponente del bardellinismo nel comune di Formia.

Ennesima suggestione degli investigatori, buona per qualche secondo di notorietà, oppure ipotesi stavolta credibile alla quale seguiranno i fatti: arresti e processi! Speriamo solo di non dover attendere altri tre anni e altre innumerevoli ipotesi prima di scoprirlo.

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