Regionali, PD ufficializza candidati governatore: Cdx rischia il cappotto

Regionali, PD ufficializza candidati governatore: Cdx rischia il cappotto
Fico e Conte. Credit foto: "La Repubblica"

Due i candidati governatore del M5S: Fico in Campania e Tridico in Calabria

Il Partito democratico ha ufficializzate tutte le candidature alla carica di governatore nelle sei regioni per le quali in autunno si tornerà a votare per l’elezione di presidente e Giunta.

Si tratta di: Giovanni Manildo in Veneto; Eugenio Giani in Toscana; Matteo Ricci nelle Marche; Antonio De Caro in Puglia; Roberto Fico in Campania: Pasquale Tridico in Calabria.

Quattro candidati presidente afferiscono all’area democrat, mentre i restanti due, gli ex presidenti, rispettivamente, di Camera dei Deputati e Inps, Fico e Tridico, sono esponenti del fu movimento grillino. Tutti, però, correranno sotto le bandiere del centrosinistra unito.

L’unitarietà nel cosiddetto campo largo preoccupa non poco il centrodestra a trazione Fratelli d’Italia. Lo schieramento politico che guida il Paese con la Presidenza del Consiglio dei ministri appannaggio di Giorgia Meloni, infatti, eccetto le eccezioni dei due governatori uscenti, ricandidati, in Marche e Calabria, Francesco Acquaroli di FdI e Roberto Occhiuto di Forza Italia, a ridosso della chiamata alle urne degli elettori delle regioni coinvolte nel voto è, in tema di nome del candidato presidente, letteralmente in altro mare.

In Veneto, per esempio, dopo aver sperato fino all’ultimo di poter ricandidare il governatore uscente Luca Zaia per un terzo mandato consecutivo, la Lega, alla quale spetterebbe di fare il nome del successore del presidente in carica, è alla finestra in attesa che si definiscano gli equilibri interni alla coalizione nelle altre regioni.

In Toscana, Campania e Puglia, dopo gli accordi stretti da Elly Schlein e Giuseppe Conte per sostenere unitariamente il governatore uscente toscano Giani e i nomi di Fico e De Caro avanzati dai pentastellati e dai democratici al Sud, le candidature, in area centrodestra, languono ancor più di quanto non avessero latitato fino a questo fine settimana. In altre parole, politici di primo piano che vogliano immolarsi sull’altare di una dignitosa sconfitta non se ne trovano e, per questo, probabilmente si convergerà, in extremis, su qualche nome della cosiddetta società civile buono in ogni tempo per mascherare le deficienze di una classe politica incapace di decidere, metterci, la faccia, assumersi le proprie responsabilità.

Resterebbero le candidature Acquaroli nelle Marche e Occhiuto in Calabria che, sulla carta, essendo governatori uscenti dovrebbero partire con un discreto margine di vantaggio nella corsa alla riconferma; ma che dopo l’accordo PD-M5S vedono una vittoria pressoché scontata non più cosi sicura.

Stavolta la sinistra è stata meno tale: brava a non dividersi e disperdersi in mille personalismi politici e diversi interessi partitici. Questo mette in una condizione di forte stress il Governo e la maggioranza che lo sostiene che, a loro volta, dovranno mostrare d’essere più bravi, coesi ed uniti nello scegliere candidati spendibili e non solo nomi di bandiera buoni per riempire lo spazio dedicato al candidato presidente di centrodestra sulla scheda elettorale.

Il rischio, altrimenti, sarà d’incappare in un 6-0 per il centrosinistra che rappresenterebbe la prima, vera sconfitta elettorale di Giorgia Meloni dal 2022. E siamo, certi che a Palazzo Chigi la cosa non la prenderebbero benissimo e il “cappotto” elettorale non resterebbe privo di conseguenze a livello nazionale.

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