Hike and Fly: Aaron Durogati stabilisce nuovo record mondiale

Hike and Fly: Aaron Durogati stabilisce nuovo record mondiale
Aaron Durogati Credit: Daniele Molineris / Red Bull Content Pool

In Norvegia scalati oltre due Everest in meno di 24h

Salire a piedi, decollare in parapendio, volare verso valle e ricominciare. Ancora e ancora, per quasi 24 ore. È l’impresa portata a termine dal parapendista Aaron Durogati, atleta italiano Red Bull e tra i massimi interpreti dell’hike-and-fly, che sul monte Slogen, in Norvegia, ha accumulato 19.424 metri di dislivello positivo: l’equivalente di oltre due volte l’altitudine dell’Everest (8.848,86 m) e tutto in meno di un giorno. Un risultato che ridefinisce il record mondiale della disciplina, battuto di 1.890 metri.

Il cronometro si è fermato a 23 ore, 42 minuti e 32 secondi, appena sotto il limite delle 24 ore. In quel tempo Durogati ha messo insieme 18 salite sullo stesso versante, ognuna da circa 1.080 metri di dislivello, a una media di 900 metri all’ora. Delle quasi 24 ore, oltre 21 le ha trascorse in salita: i voli verso valle, fulminei, hanno “pesato” in totale poco più di un’ora.

L’hike-and-fly è una delle discipline più complete e dure degli sport di montagna e la sfida sullo Slogen ne è la versione più estrema: accumulare il maggior dislivello possibile in 24 ore, salendo a piedi e tornando a valle in parapendio. La “prima pietra” l’aveva posata nel 2014 l’austriaco Florian Ebenbichler, con 8.860 metri verticali in un giorno usando una vela ultraleggera. Il primato è poi salito fino ai 17.534 metri firmati nel 2024 da Tanguy Renaud-Goud, anche lui pilota e atleta di endurance della Red Bull X-Alps. Adesso il riferimento porta il nome di Durogati.

Aaron Durogati Credit: Daniele Molineris / Red Bull Content Pool


Un’impresa così non si improvvisa. Per riuscirci servono il controllo del vento, la gestione dei voli quando la luce cala, un’alimentazione pianificata nel dettaglio e attrezzatura ridotta all’osso. Per questo la scelta è caduta su una località nordica: in Norvegia, a inizio giugno, la luce non se ne va mai del tutto e le 24 ore di chiarore riducono i rischi e fanno guadagnare tempo prezioso.

Il tracciato è quello del chilometro verticale che Kilian Jornet, il “GOAT” dell’endurance di montagna, scelse per il suo tentativo di record: 2,57 km che si alzano quasi dal livello del mare, dritti dal fiordo, per circa 1.080 metri di dislivello a salita. Una linea ripidissima, perfetta da ripetere lap dopo lap. Su questa salita Aaron ha ripetuto la sequenza essenziale dell’hike-and-fly, piedi, decollo, volo e di nuovo all’attacco della montagna, toccando in volo punte di 86 km/h e coprendo complessivamente 103 chilometri tra cammino e coprendo complessivamente 103 chilometri tra cammino e parapendio.

I momenti più duri sono arrivati prima di quanto si possa immaginare: “Ho avuto un paio di momenti complicati: già dopo 4.000-5.000 metri di dislivello ero davvero stanco, soprattutto pensando alle 20 ore che avevo ancora davanti – racconta Aaron Durogati –Ma ho cercato di restare concentrato su ogni lap, su ogni passo. Ho provato a dividere la salita in tanti piccoli pezzi e a essere preciso, efficiente e veloce in volo. È stata particolarmente dura di notte, quando è calato il buio e c’è stato qualche rovescio di pioggia…. però avevo un supporto fantastico che mi ha tenuto motivato fino alla fine”.

Dietro al risultato c’è un lavoro maniacale sui dettagli, il record si è giocato sul filo dei secondi: “È stato l’insieme di tutto. Ho lavorato tantissimo sulla forza e sulla preparazione fisica, ho modificato i parapendii appositamente per questo progetto, usando zaini e imbraghi speciali – spiega Durogati – Sapevo che, su ogni giro, riuscendo a guadagnare 10 secondi qua e là, avrei recuperato un minuto, un minuto e mezzo… moltiplicato per 18 giri sarebbe stato quello a fare la differenza tra avere o non avere un record del mondo. Per questo ero così motivato a essere il più efficiente possibile”.

Credit: Daniele Molineris / Red Bull Content Pool


Classe 1986, nativo di Merano, Aaron Durogati è cresciuto tra le montagne e ha costruito la sua carriera passando da una disciplina all’altra: parapendio, alpinismo, sci, speed riding, adventure racing. Due volte campione del mondo di parapendio e vincitore della Red Bull X-Alps 2025, la gara a tappe di hike-and-fly più dura del mondo, considerata il banco di prova definitivo della disciplina, conosce la montagna da ogni angolazione. E raramente sceglie di affrontarla dalla via più facile.

Il record sullo Slogen è stato inseguito a lungo: “È una sensazione incredibile, perché è stato un progetto di lungo respiro. Il mio programma di gare è intenso e per portare a casa il primato mi sono serviti circa tre quarti di un anno… oltre al tempo necessario per trovare il posto giusto e mettere insieme una buona squadra – conclude Aaron -. Era qualcosa che mancava nella mia carriera: quest’anno ho trovato la motivazione, il luogo e il momento. Nelle ultime 24 ore tutto si è incastrato e ce l’ho fatta”.

Allo scadere del tempo, Aaron ha ripiegato la sua vela con un nuovo record mondiale acquisito e una nuova domanda già aperta: fin dove può arrivare, davvero, l’hike-and-fly?

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