Formia, agguato Gustavo Bardellino: avimmo pazziato

Formia, agguato Gustavo Bardellino: avimmo pazziato
Immagini repertorio

Il Tribunale di Roma, a 44 mesi dai fatti, archivia le posizioni di presunti mandanti ed esecutori

Un nulla di fatto. Si è conclusa così, dopo oltre tre anni e mezzo, l’indagine sul tentato omicidio di Gustavo Bardellino, avvenuto a Formia, provincia di Latina, nel tardo pomeriggio del lontano 15 febbraio 2022.

Il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma, dottoressa Ilaria Tarantini, ha infatti chiesto l’archiviazione per tutti gli indagati, a vario titolo, nell’oscura vicenda del ferimento a colpi d’arma da fuoco di uno dei nipoti del fondatore del clan dei Casalesi, Antonio Bardellino, occorsa presso la nota rivendita “Buonerba Auto” in località Ponteritto. Trattasi di:

Diana Luigi, ingegnere originario della provincia di Caserta ma trapiantato nell’ex Perla del Tirreno, già titolare della GLD Costruzioni, attinta, quest’ultima, su informativa del Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Latina, da un’interdittiva antimafia per la quale, però, dando ragione alla famiglia Diana, il TAR ha concesso la sospensiva. Sospettato dagli inquirenti d’essere il mandante del fatto criminale consumatosi quel 15 febbraio del 2022.

Giovanni Lubello, già consorte della primogenita del boss casalese Francesco Bidognetti, Katia, anch’egli stabilitosi a vivere da anni nel comune di Formia, accusato di essere l’esecutore materiale dell’agguato al nipote del fondatore del clan casalese.

Gianluca e Domenico Buonerba.

Domenico Scotto, origini campane ma domiciliato in Minturno che più volte è salito agli onori della cronaca per indagini su fatti di criminalità legati al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.

Caduta, quindi, la pista passionale che aveva indotto gli inquirenti a batterla per un presunto tradimento consumato dal Bardellino Gustavo con la consorte dell’ingegnere Luigi Diana. Precipitata, poi, l’ipotesi investigativa messa in piedi nientepopodimeno che dalla DDA romana e napoletana insieme sull’agguato-avvertimento al predetto per vicende legate a traffici illeciti nel Basso Lazio che avrebbero prodotto contrasti tra clan camorristici, vecchi e nuovi, rivali come quello degli Schiavone, dei Bidognetti e, appunto, dei Bardellino, fazione formiana, che proverebbero a rialzare la testa e rimettersi su piazza.

A prescindere dalle risultanze investigative scaturite in un’archiviazione legittima per indagati verso i quali le prove addotte sono rivelatesi essere vieppiù insufficienti, insussistenti, inconsistenti a produrre un rinvio a giudizio, resta comunque l’amaro in bocca per l‘ennesima sconfitta dello Stato nel territorio di Formia e vicinanze verso un fatto di nera che coinvolge una delle famiglie dal cognome pesante stabilitesi a vivere nella zona dopo essere state costrette a lasciare i territori d’origine perché soccombenti rispetto alle nuove dinamiche della criminalità organizzata di matrice camorristica affermatesi in quelle stesse aree; e che, purtroppo, oggi più di ieri, colloca a pieno titolo questo grave e, forse, per sempre oscuro, fatto di nera nel registro dei cold case in salsa formiana che non hanno e, quasi sicuramente, mai avranno una soluzione, un mandante, un esecutore.

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