A livello di partiti male la Lega. Il Pd prima forza davanti a Fratelli d’Italia
Risultati in chiaroscuro per il presidente del Consiglio dei ministri ed il Governo italiani quelli che consegna il primo turno delle elezioni amministrative in questa fine di maggio del 2026.
Se, infatti, Giorgia Meloni e l’Esecutivo possono bearsi per vittorie significative, già al primo turno, in comuni quali Venezia, Reggio Calabria e Crotone, la coalizione di centrodestra alla guida del Paese deve comunque riflettere per una discesa dei partiti che la compongono che è nei fatti.
Malissimo, per esempio, il risultato conseguito da Fratelli d’Italia-Lega-Forza Italia in Laguna con il partito della Premier sotto il 12% e, addirittura, i movimenti a guida dei vicepremier Matteo Salvini ed Antonio Tajani che non arrivano a sfiorare neppure il 5%: numeri da prefisso telefonico li avrebbe, in altri tempi, definiti il recentemente scomparso fondatore della Lega Umberto Bossi.
Ancor peggiore, poi, il raffronto tra Fratelli d’Italia e il suo principale competitor partitico: il Partito democratico. Pressoché ovunque, infatti, i democratici sono ampiamente davanti a Fdi che, quasi mai, riesce a superare la soglia psicologica del 20%. Inoltre, il PD doppia e, in qualche città triplica, i voti rispetto ai consensi dell’ex Msi-An.
Per il resto, detto delle difficoltà dei partner di governo di Giorgia Meloni, nel campo largo/larghissimo va segnalata l’inesorabile discesa verso la completa sparizione del Movimento 5 Stelle e, soprattutto, il tramonto del civismo in politica: salvo poche, rare, eccezioni, infatti, i movimenti civici paiono non attirare più le simpatie dell’elettorato che, in un’ondata sempre più crescente di disaffezione a tutto ciò che è o fa politica, quasi mai, in questa tornata elettorale, ha creduto che società civile fosse più bello che politici di professione.
Infine, una postilla su Vincenzo De Luca che, alla veneranda età di 77 anni, dopo due mandati alla guida della Regione Campania, viene rieletto sindaco della città di Salerno per la quinta volta e ben 33 anni dopo dalla prima elezione a primo cittadino. Inoltre, lo fa a dispetto del vertici del Partito democratico che lo hanno affossato in Regione e di quel che resta dell’opposizione di centrodestra che neppure ha provato a giocarsela, la partita. Che dire: chapeau a ‘o sceriffo.
