Salvatore Schillaci

Portato via a soli 60 anni da un male incurabile

Le notti di Italia 90, per chi come me le ha vissute davanti al televisore in compagnia di qualche altra decina di milioni di italiani, furono comunque magiche (come cantavano Edoardo Bennato e Gianna Nannini nell’inno ufficiale della manifestazione); nonostante un certo D10S del calcio ci buttò fuori a un passo dalla finale e dalla conquista del titolo mondiale che, per i vertici del calcio nazionale, doveva essere un finale già scritto (infatti gliela fecero pagare a lui ed al Napoli nella stagione successiva, ma questa è un’altra, triste storia).

E perché quelle notti furono comunque magiche pur in assenza della conquista del quarto mondiale che sarebbe arrivata solo nel 2006?

Semplicemente perché un certo Salvatore “Totò” Schillaci da Palermo, attaccante classe ’64, in forza alla Juventus allora allenata da un’altra leggenda del pallone azzurro quale Dino Zoff, partito riserva del “napoletano” Andrea Carnevale, fresco campione d’Italia, si conquistò la fiducia del ct Azeglio Vicini e l’amore viscerale di un popolo intero a suon di goal che ci trascinarono fino alle soglie del paradiso, sportivamente parlando. Alla fine furono sei le marcature del furetto siciliano che oggi ci ha lasciati, a soli sessant’anni, portato via da un male incurabile. Lo stesso numero di segnature di un certo Paolo Rossi che, come lui, partito lento nel Mundial del 1982, condusse gli Azzurri di mr Enzo Bearzot alla vittoria finale che all’Italia di Schillaci mancò.

Schillaci e Rossi, quante similitudini

Quante, calcisticamente, le similitudini tra la parabola sportiva e umana dei due, capaci di arrivare, entrambi a 26 anni d’età, sulle vette più alte che questo sport possa consentire di raggiungere, per poi precipitare, senza sostegno alcuno, in un fine carriera anonimo arrivato, per entrambi, quando molto ancora avrebbero potuto dare e ricevere da quel mondo del calcio che velocemente li aveva osannati e altrettanto rapidamente dimenticati: 31 gli anni che aveva Rossi quando appese definitivamente le scarpette al chiodo, due in più quando, a causa di un brutto infortunio, si ritirò dal calcio giocato Schillaci. Entrambi, inoltre, sono stati portati via, strappati alla vita ed agli affetti da un brutto male in una fase dell’esistenza nella quale, oggi, un uomo ed ex sportivo come loro può ancora fare e dare tanto.

Dopo Rossi ci lascia anche Schillaci e chi, come chi scrive, ha vissuto entrambe le epopee azzurre che li videro protagonisti, si rende conto, ove non lo avesse ancora fatto, che siamo proprio cresciuti anche se, in un posto della memoria e del cuore, quelle notti colorate di un blu nazionale troveranno sempre spazio e resteranno per sempre magiche.

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